DI SANTA RAGIONE

February 28th, 2017 by Pabuda

Le fotografie mi ritraggono come un bambino bellissimo, ma ero l’ultimo di nove figli e mi sa che nessuno fece i salti di gioia al mio arrivo. A casa nostra ne erano già nati un bel po’, di bambini. Non credo che mamma ritenesse una benedizione aver avuto nove figli, a meno di non confondere l’inglese bless, DIZZY PENSIEROSO (Life)benedire, col francese blesser, ferire. Anzi, è più facile che credesse che qualcuno ci aveva fatto il malocchio.
Tutte le domeniche mattina papà ci prendeva a cinghiate. È il ricordo più vivo che ho di lui. Era sempre arrabbiato; e detestava vedere o sapere che i suoi figli si comportavano male. “Wesley! John! Venite, è l’ora delle cinghiate!”. Era così che ci dava il buongiorno, a volte neanche ci eravamo svegliati per bene e ci toccava salire da lui per farci menare. Quant’era grosso e cattivo, con quella cintura in mano. A volte io urlavo: “Ma non ho fatto niente!”, provavo a scansarlo e a nascondermi sotto il letto. Ma appena mi abbassavo e facevo per svignarmela, zac!, un’altra frustata: papà non sbagliava un colpo.

da: Dizzy Gillespie, To be or not to bop – L’autobiografia, minimum fax, pag. 13)

IL SARTO NASCOSTO

February 28th, 2017 by Pabuda

IL SARTO NASCOSTO

CRUDI INTERVENTI

February 26th, 2017 by Pabuda

Storia del Jazz Ted Gioia cover 01Nel 1958 con l’album Moanin’ per la Blue Note la band (i Jazz Messengers di Art Blakey) affascinò gli ascoltatori grazie al brano del pianista Bobby Timmons che dava il titolo all’album – con la sua evocazione delle chiese e dei primi motivi a domanda e risposta della musica afro-americana – e grazie anche a “Blues March” e “Along Came Betty” del sassofonista dei Messengers, Benny Golson. Moanin’ è ancora oggi un punto di riferimento per la definizione dell’idioma hard bop, proprio perché Blakey lasciò ai musicisti la direzione della creazione musicale.
Questa direzione dei Messengers godeva anche dei crudi interventi di Lee Morgan, un appassionato improvvisatore che da molti punti di vista rappresentava la quintessenza della tromba hard bop. Non c’era un trombettista più bravo di lui a estrarre la massima quantità di energia emotiva dai brani in tonalità minore, di atmosfera blues e dal ritmo trascinante, che erano tipici del nuovo stile. Originario di Filadelfia, Morgan si era perfezionato nelle taverne e nei club frequentati dai lavoratori della sua città, prima di entrare ancora ventenne nella big band di Dizzy Gillespie. Dopo aver iniziato sotto l’influenza di Clifford Brown, Morgan sviluppò uno stile originale che mescolava frasi brevi e taglienti con lunghe linee melodiche e figurazioni ripetute ricche di swing. Dopo essere uscito nel 1961 dal gruppo di Blakey, registrò molti dischi da leader per la Blue Note ed ebbe un grande successo con il suo pezzo funk staccato “The Sidewinder”, del 1963, che ottenne il 25°posto nella classifica di Billboard. Morgan passò gran parte del resto della sua carriera cercando di ricreare quella formula vincente, benché fosse anche capace di creare opere più profonde e meno adatte ai jukebox, come Search for the New Land, un raffinato album inciso qualche settimana dopo “The Sidewinder”. Morgan, che era uno degli improvvisatori più brucianti della sua generazione, fu ucciso a rivoltellate da un’amante gelosa nel 1972, tra un set l’altro in un club del Lower East Side di Manhattan.

(da: Ted Gioia, Storia del Jazz, Edt, pag. 379)

da ascoltare:

ATTEGGIAMENTI CULTURALI

February 25th, 2017 by Pabuda

Oltre alle convenzionali (e sempre sfuggenti) qualità di pronuncia legate al senso del blues e dello swing, il jazz d’ogni tempo si distingue per quattro atteggiamenti culturali ancor prima che formali: la disponibilità a usare l’improvvisazione in tutti i parametri dell’ideazione di un brano (melodia, armonia, ritmo,   TRE MUSICI NON IDENTIFICATI per ATTEGGIAMENTI CULTURALI (LE ETA' DEL JAZZ C. SESSA)dinamica, interazione fra gli esecutori); la forte pulsione innovativa; la stretta simbiosi con l’evolvere della tecnologia e dell’industria dello spettacolo; l’atteggiamento inclusivo nei confronti delle tradizioni musicali a esso estranee. Questi elementi hanno conosciuto la prima maturazione in un preciso contesto storico e geografico, gli Stati Uniti a cavallo fra Ottocento e Novecento; in un altro luogo e in un altro tempo avrebbero, verosimilmente, dato vita a un fenomeno di tutt’altra natura.

(da: Claudio Sessa, Le età del jazz – I contemporanei, il Saggiatore, pag. 15)

UN PROBLEMA

February 25th, 2017 by Pabuda

Tra me e il mondo c’è sempre una domanda che nessuno osa mai porre: da alcuni è taciuta per delicatezza, da altri per la difficoltà di formularla correttamente. Ciò nonostante tutti ci girano intorno, mi si   DU BOIS-disegno-per-UN PROBLEMAavvicinano con una certa titubanza, guardandomi con curiosità o compassione, e poi invece di chiedere direttamente “Come ci si sente ad essere un problema?”, dicono: “Sai, conosco un uomo di colore nella mia città che è una brava persona” oppure “Ho combattuto a Mechanicsville” (….)

(da: W.E.B. Du Bois, Le anime del popolo nero, Lettere edizioni, pag. 7; trad. Roberta Russo)

PROLOGO (lo strano significato)

February 24th, 2017 by Pabuda

Qui sepolte giacciono molte cose che se lette con pazienza possono mostrare lo strano significato dell’essere nero, qui, all’alba del ventesimo secolo. Questo significato non è privo di interesse per te, gentile lettore, perché il problema del ventesimo secolo è il problema della linea del colore. DU BOIS THE SOULS OF BLACK PEOPLE
Perciò, ti prego, ricevi il mio piccolo libro in piena carità, studiando con me le mie parole, perdonando errori e debolezze dovuti alla fede e alla passione che sono in me, e cercando il granello di verità che vi è nascosto.

(…)

Atlanta, GA, Feb. 1, 1903

 

(da: W.E.B. Du Bois, Le anime del popolo nero, Lettere edizioni, pag. 5; trad. Roberta Russo)

PICCOLA COSA

February 23rd, 2017 by Pabuda

la mia bella mi racconta

una piccola cosa

ma bella:      riflessi x PICCOLA COSA

gioco di sguardi e sorrisi

che non sto nella pelle:

tribù ordinata

di microscopici studenti

d’una seconda elementare

(a far tanto, a strafare)

esce dalla mostra

di matematica applicata

e divertente

leggermente stralunata

pei misteri degli specchi,

delle forme ripetute

e dei conteggi complicati,

seguendo

la maestra-maga-che-sa-tutto

(e te lo spiega!)

come farebbe una famiglia

di paperelle

(un po’ ciucche ma prudenti)

sfilante in corteo

dietro alla mamma papera.

un operaio della manutenzione

dei tubi, delle valvole sfiatate,

delle piastrelle spaccate

e dei rubinetti perdenti,

piegato sulla distruzione,

sul buco in corridoio:

scorge lo spettacolo infantile

con la coda dell’occhio:

non resiste:

interrompe la ricerca del guasto,

posa il pesante martello distruttore,

gira la testa per goderselo meglio

e – nonostante il polverone negli occhi –

finalmente sorride.

la mia bella lo vede

e, non resistendo, lei pure sorride.

L’INGOMBRO

February 23rd, 2017 by Pabuda

basta pensarci
un secondo,
basta osservare    CARROZZINA cattolo PER L'INGOMBRO
un momento:
e quell’ingombro
arancione
tra i passeggeri assonnati
& pigiati & incattiviti
del metrò
si mostra per quel è:
passeggino, carrozzina
in arrivo a perdifiato
da un altopiano
della Manciuria
o della regione andina:
a quel punto
la domanda curiosa
si sposta dagli occhi
a mandorla
della giovane signora
a quella specie di
lettino decapottabile
su quattro belle ruote –
con la capote
ben sollevata e chiusa
adesso –:
ehi, lì dentro! chi dorme?
un bambino o una bambina?

IDEA COLL’ETÀ

February 23rd, 2017 by Pabuda

mi son fatto
quest’idea, con l’età
(pezzo a pezzo,
pazientemente)     CAMILLO BERNERI (Giornata di studi) x IDEA COLL'ETA'
e mi s’è chiarita
ulteriormente
ieri:
scorrendo la bibliografia
del compagno Camillo
Berneri:
siamo
guaribili ignoranti,
più che
irrecuperabili gonzi:
se da giovani
avessimo studiato
più sgualciti opuscoli
dell’anarchia
e meno testi sacri
della statolatria,
oggi saremmo,
almeno un pochetto,
meno stronzi.
e… adesso, qual è la cura?
che fare? che fare?
inforcando occhiali
appropriati:
studiare, studiare, studiare!

..

Nota:  L’immagine è tratta dal manifesto realizzato dalla Federazione anarchica italiana in occasione della giornata di studi svoltasi presso l’Arengario di piazza Duomo a Milano il 9 ottobre 1977. Il manifesto riportava il seguente testo:

Dall’Italia alla Spagna: la lotta al fascismo internazionale ed alla controrivoluzione staliniana per l’affermazione del comunismo libertario.  CAMILLO BERNERI: Perseguitato dai fascisti prese la via dell’esilio, continuamente espulso dai governi di mezza Europa e sorvegliato dallo spionaggio di Mussolini. Nel 1936 fu tra i primissimi ad accorrere in Spagna in difesa della rivoluzione proletaria. Aveva solo 40 anni quando venne ucciso, il 5 maggio 1937, vittima di emissari staliniani al servizio della controrivoluzione.

L’immagine digitalizzata è conservata nel “Site International d’affiches anarchiste”.

L’AMERICANISTA BONETTO

February 20th, 2017 by Pabuda

Scrutò senza timore negli abissi imperturbati dello spazio, nella cosmica fraternità degli astri. Ma il cielo doveva essersi coperto, perché non si vedeva neanche una stella; e tirava, notò, un’arietta da stare attenti. Le rosse guglie di luci delle torri radio splendevano nitide sulla collina dell’Eremo, e più in là, in cima al colle della Maddalena, il Faro della Vittoria ruotava perenne su se stesso. Dall’incrocio esplose una vampa d’azzurro altissima e fruttero-lucentinisilenziosa.
L’americanista Bonetto si alzò. Al momento del congedo, si sentiva in comunione con i minimi particolari dell’universo. Perfino con le piante, mai fiorite, che sua madre s’incaponiva a tenere sul balcone dentro a una ventina almeno di dannatissimi vasi. Perfino – pensò con sterminata indulgenza – perfino con quell’entità infinitesima, con quell’atomo trascurabile, eppure anche lui necessario al tutto, che era il suo collega Marpioli.
Rise tra sé, ricordando che stamattina, e poi per tutto il pomeriggio e la sera, fino a notte inoltrata, era quasi impazzito – assurdamente – nel trovare una risposta adeguata a… a che cosa?
Non se lo ricordava nemmeno. Il superamento era stato completo, non aveva lasciato in lui né scorie né cicatrici. Marpioli era un puntino all’altra estremità del telescopio, assolutamente innocuo, assolutamente impotente. Il suo astio d’insetto, il suo livore di serpe, non lo toccavano più, gli facevano, anzi, una gran pena.
L’americanista Bonetto diede una scrollatina di spalle. Taluno – pensò con lucidissima, cristallina intelligenza – taluno…
Picchiò un gran pugno sulla ringhiera, si precipitò alla scrivania e infilò un altro foglio nella Remington.
L’ultima parola non era ancora detta.

(da: di Carlo Fruttero &Franco Lucentini, La donna della domenica, Adelphi, pag. 272)