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SAX
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TRIPLICE CONSOLAZIONE
colori strappati, jazz
e poesia:
siate la consolazione
dell’anima mia.
sempre ammesso
d’esserne provvisto.
(d’animuccia, intendo, bella o brutta che sia):
per quel che ne so, io non lo so:
non l’ho ma vista né toccata.
oltretutto, qui sento l’eco preciso
d’una vecchia preghiera infantile,
non so se mi spiego.
Quel che so è d’aver mente multilivello
(come certi auto-parking sotterranei, veramente!)
cuore, arterie e vene, nervi e collegato cervello:
quasi tutte cose
che in caso
d’accurato esame autoptico
risulteranno, per quanto disgustose,
in discrete condizioni.
forse, anche grazie alle poesie lette,
al jazz ascoltato e ai colori strappati
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LE DOMANDE
Quando non si ha tempo
per porsi le domande,
tutte: senza eccezioni –
sulle cose piccole
e sulle grandi questioni –
le domande s’accumulano:
sempre più difficili.
Figurati le risposte:
come si complicano!
per questo, ritengo
convenga:
lavorare un po’ di meno,
dormire un po’ dimeno
mangiare un po’ di meno,
scopare un po’ di meno,
e di tanto in tanto
domandarsi:
quali domande ho dimenticato
di farmi?
quelle sulle formiche?
o quelle sui fazzoletti puliti?
certe, scomode, sui grandi spazi?
oppure quelle terra terra
sul dumping e sui dazi?
quelle intime,
minime, molecolari?
oppure le più oziose,
sull’essenziale significato
delle cose?
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PROPRIOCEZIONE ELEMENTARE
ora da cieco ragiono
penso come sono.
orecchie: due:
proprio quel che
m’occorreva!
cuore: uno e
un po’ spostato da un lato.
cervello: uno solo anche quello,
ma (grazie al cielo) bipartito:
un accettabile compromesso.
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IL MIO METODO
m’industrio:
a spanne,
a eliche interrotte.
m’arrangio:
di certo,
a grappolo acerbo
d’idee.
penso scudisciate.
cammino piano
ma a tutto gas:
butto il peso
sul lato destro
poi recupero
il baricentro
e un po’ di
buonsenso,
sollevando
più del dovuto
il piede sinistro
e con quello saluto
(l’aria morbida, rasoterra).
io di solito saluto
quasi tutti quelli
che incontro,
ma preferisco
quelli che incrocio
sul mio lato sinistro.
per salutare
un poco rallento,
ma poco:
io di solito
recupero il tempo,
il ritmo e il ricordo.
dovessi salutare tutti
stringendo la mano
sarebbe un bell’imbarazzo:
pare che la mia mano destra
dispensi
una morsa, un morso, una presa,
un’idea, una sberla, una stretta
difficile da interpretare,
così su due piedi.
quindi, saluto con: un pensiero intenso,
delle parole scelte caso per caso,
un cenno del capo e un sorriso dritto
in mezzo agli occhi
e un’occhiata alle scarpe:
di solito, tutto si risolve nel migliore dei modi
e riprendo il passo necessario:
dritto di direzione, ondulato d’esecuzione.
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LA PROTEZIONE
la protezione
che a noi uomini
offrono
molti luoghi comuni
è densa
della stessa sostanza
che certe volte
ci tramuta
da stupidotti in criminali
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FELICE
son felice
quando posso
esser contento:
come
in questo preciso
momento:
con la musica dentro,
il silenzio intorno,
un po’ d’energia
nel cervello
e carta e penna
e una luce decente:
tutto sommato,
roba semplice.
ma non c’è sempre.
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AUGURIO ALLA COMUNITÀ
il noi frantumato
sugli scogli dell’inimicizia
a onde crescenti, un giorno,
si ripresenterà riunendo
nel ritmo, nel moto,
nel suono e nello scopo
tutto l’inutile e scontroso
pulviscolo
delle nostre millesimali
micro-proprietà
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