agosto 3rd, 2010 by Pabuda
non ho niente da aggiungere.
mica è una bella maniera per cominciare:
dopo una riga già l’avvoltoio s’intravede:
s’avesse i baffi, ci giurerei, se li leccherebbe.
è ben apparecchiato per l’inaugurazione
d’una assai mesta conclusione:
per chi legge, adesso, da leggere
non c’è veramente
più… niente.
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luglio 9th, 2010 by Pabuda
l’Africa
non è un continente,
semplicemente.
è lungo
discorso,
vecchio morso
oggi rimorso.
filo spinato
e ritorto,
sbiadito ricordo.
ma sarà
erbosa piattaforma di lancio
per voli spaziali
per viaggi intergalattici
senza missili:
s’useranno
fluidi magici
e potentissimi
proiettori di pensieri
cinematografici
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luglio 9th, 2010 by Pabuda
molti poeti muoiono
quando l’inchiostro
è prosciugato:
è allora
che si spaventano
si disanimano
e svaniscono.
ci sono altri,
più complicati,
che muoiono ammazzati.
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luglio 9th, 2010 by Pabuda
un po’ preoccupa il suo pubblico
quell’artista performatico
quando si lancia a peso morto,
a ragione o a torto,
giù dal trapezio…
senza curarsi affatto
del risultato fatale
dell’impressionante impatto.
ma alla fine, la preoccupazione
muta e paralitica
degli astanti che s’astengono
da qualsiasi intervento
a ben poco serve:
lo spettacolo langue,
l’artista al suolo rantola
in un lago di sangue.
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luglio 9th, 2010 by Pabuda
un bacio. piccolo.
come per riconoscersi
e un altro:
ci si è riconosciuti,
con gusto, stupore
e un po’ di timore.
una mano che passa
tra i capelli neri e punk
in segno d’amicizia.
poi un gioco:
a stringersi
senza
soffocare d’emozione,
a misurarsi da capo a piedi
lunghi distesi
e a rotolare
entrambi bellissimi e pallidi,
candidi di gioia e di molte altre virtù.
sotto gli occhi stupefatti rimane un letto,
mezzo disfatto.
è tiepido e dice tutto.
meglio chiudere quelle porta…
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luglio 9th, 2010 by Pabuda
qualcosa si sa
anche dell’ Oceano al di qua
riguardo al memorabile Don Juan.
Gran Dottore di tutti motori
che rappezzava senza ricambi originali
ma solo con originalissime invenzioni
che facevano di lui il grande artista
della meccanica arlecchinesca.
chissà se ha saputo
che la sua arte anche qui è risaputa.
forse è meglio non fargliene menzione
in questo frangente di gran confusione.
di Don Juan son note anche le grandi mani
e certi sguardi furbetti
di quegli occhietti
che ne han visti tanti
di veri e finti cambiamenti.
ora indugia e si confonde di fronte
al più vero e falso bivio che a un meccanico
possa capitare.
qualunque sia la scelta, comunque vada
ai suoi motori toccherà azzannar la strada
e a noi rimbomberanno sempre i tuoni
dei suoi amorevoli cilindri e pistoni
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luglio 7th, 2010 by Pabuda
c’è molta ideologia
in questo vecchio amore.
c’è molta tristezza
in questa passione
che chiama, che tortura,
che commuove.
troppa ansia
in tutti questi
stramaledetti
amuleti, riti.
è l’ora di cercare
un amore nuovo.
anche in prestito
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luglio 7th, 2010 by Pabuda
in Irlanda
ci stanno i cattolici
e un gran numero di parroci,
distese di prati
di pecore grasse costellati
e, ciononostante,
è secolare la fame,
la voglia d’emigrare
e l’odio per la corona d’Inghilterra.
le città son disastrate in quella terra
e, forse, proprio per tutte queste ragioni
quei luoghi son ribollenti
d’ottima birra e di musiche eccellenti
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luglio 7th, 2010 by Pabuda
Roxi vince sempre,
mi dice.
è una combattente,
ma senza corazza.
a dire il vero…
non indossa quasi niente:
proprio il minimo
per non farsi arrestare:
qualche
centimetro quadro
di tessuto,
giusto giusto
per farsi ammirare
quando sculetta
con piglio sensual-marziale
su e giù per il viale
distribuendo a destra e a manca
senza pregiudizi né complessi
ad ambo i sessi
quel tanto che basta a scatenare
innumerevoli insurrezioni ormonali.
a volte, persone prive di buon gusto,
disapprovano.
altre, prive di tatto, invece, ci provano,
ma Roxi prosegue imperterrita
a fare le sue vasche
manco fosse una danza di guerra.
Roxi lo sa: di donne come lei ce n’è una sola sulla terra.
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luglio 6th, 2010 by Pabuda
alla fine,
non verrò a trovarti,
per quanto abbia già
studiato
i sentieri per raggiungerti:
non verrò a carezzarti le antenne
né a mostrarti i miei cristalli.
niente giochi: non c’è tempo,
né discorsi in esperanto, né codici coranici.
agente Erre del servizio segreto lunatico,
dovrai fare a meno delle mie informazioni
e a me rimarrà una gran sete.
ma domani, prometto,
ti trasmetterò, in verde e in blu,
divertenti impulsi a distanza.
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