L’OCEANO

November 30th, 2017 by Pabuda

per ora

non m’han              PESCI 01 per L'OCEANO

preso all’amo:

l’uncino acuminato

non m’ha perforato

il palato.

nessuna

robusta lenza

fuori dal mio spazio

liquido abissale

m’ha trascinato:

io:

l’esca viva -

per sua natura

riunita

al medesimo

tragico destino      PESCI 02 per L'OCEANO

della vittima -

ho graziato.

io:

sotto a un gorgo

vertiginoso

di nutriente plancton

abito

e ancora libero

nuoto.

i mari dove sguazzo

son

troppo profondi

per loro.

(Le illustrazioni sono tratte da Poissons, Ecrevisses et Crabes (1754), la prima pubblicazione a stampa con immagini a colori di pesci & affini; grazie a Public domain Review per la segnalazione)

DOPPIO CONCENTRATO DI PIANISTA

November 29th, 2017 by Pabuda

DOPPIO CONCENTRATO DI PIANISTA

MI BASTA UN ATTIMO…

November 29th, 2017 by Pabuda

MI BASTA UN ATTIMO

SENZA TITOLO ROSA

November 29th, 2017 by Pabuda

SENZA TITOLO ROSA

PER LO PIÙ SOTTIGLIEZZE

November 29th, 2017 by Pabuda

PER LO PIU' SOTTIGLIEZZE

LA NOSTALGIA

November 24th, 2017 by Pabuda

essendo che qui

a Milano –     Mare BN (da Odilon Redon, To Egdar Poe The Eye like a Strange Balloon)

fittando casa

nel posto giusto

e allevando in testa

una lucertola

vorace & fantasiosa -

puoi vedere,

salendo in piedi

sulla sedia che tieni

sempre

sul poggiolo orientato

a Sud-Est

del quarto piano

(solitamente

per fumare, per controllare

col binocolo

da visione diurna & notturna:

i volatili di turno, le nuvole,

i tetti, i comignoli, i cortili

più le cucine e i tinelli altrui),

oltre lo scatafascio

delle fabbrichette abbandonate,

delle fonderie per roba piccola,

dei vetri rotti, delle muffe periferiche,

delle lamiere arrugginite,

e delle officine fallite

per la scabbia finanziaria,

puoi vedere:

piantagioni sterminate

e rigogliose

di barbabietole da zucchero,

finocchi & carote,

mais, lupini lombardi,

erba medica e piselli.

ma se fai

l’abituale sopralluogo

matuttino

tra la cinque e le sei

in certe stagioni

ventilate

da vecchi scirocchi umidi

o nuovissimi alisei,

ti tocca respirare

l’aerosol marginale

della concimazione

col letame nebulizzato

e sparso a pioggerellina

con delle specie

di mitraglie agricole semoventi

sulle zolle

delle circostanti piantagioni.

allora, per forza di cose,

ti sale dallo stomaco

ai polmoni – chissà  come -

la nostalgia:

per la tua città  originaria,

sopra tutto

se è tale quale la mia.

e ricordi,

come l’avessi sniffati ieri,

i suoi profumi:

molto mare

coi suoi nascosti eserciti

d’acciughe selvagge e feroci

che l’agitano

combattendosi all’ultimo sangue,

o molto più quieti gli uliveti

e gli orti aromatici

e i vigneti striminziti

colle successive salamoie e salse

e qualche passabile vinello acidulo,

le cortecce

che impiastricciano di resina

del pino marittimo,

la pioggia che spesso frigge

su lastre bollenti d’ardesia,

l’acqua marcia salmastra

e oliosa

dei porti e dei porticcioli,

morente tra i moli,

il piscio cosmopolita dei caruggi

fermentato,

la foglia di parietaria,

di leccio, di quercia,

la boscaglia andata in fumo

l’anno passato,

il fango d’alluvione avanzato,

il fior di ginestra, pungitopo,

corbezzolo e salsapariglia,

l’oliva piccola caduta

nel momento sbagliato

e il finissimo pulviscolo

d’acciaieria!

..

(nell’illustrazione: particolare da una tavola di Odilon Redon: To Edgar Poe, The Eye Like A Strange Balloon)

IL “BATTELLO-LAVATOIO”

November 24th, 2017 by Pabuda

L’isola di Giava si anima. Dai tramezzi sconnessi delle catapecchie passano    Jean_Malaquais_en_Méxicodelle voci. Gli uomini escono sulla soglia di casa, gli occhi cisposi, il sapore del sonno in bocca. Da una sorta di stabbio addossato al muro mezzo crollato di una vecchia fonderia viene fuori una cantilena d’altri tempi. E’ il battello-lavatoio. E’ chiamato così per il ribollio della caldaia che non la smette mai. Ci vivono una ventina di uomini, ognuno la branda che gli spetta, comunque meglio delle galere dei tempi andati; venti uomini che si capiscono con una parlata che è un miscuglio di tutte le lingue, ma che non è di nessuna perché è quella di Giava. Spesso lo stabbio cambia ospiti, spesso il battello rinnova la ciurma; ma poco o tanto affollato, là dentro si rugghia e si mugghia. Quando i giavanesi dicono che al battello-lavatoio c’è adunanza significa che il battello vira di bordo, che c’è maretta e rischia di colare a picco.

..

(da: Jean Malaquais, I giavanesi, DeriveApprodi 2009)

LA 201 PEUGEOT

November 23rd, 2017 by Pabuda

Carboni scalava le marce, acceleratore a tavoletta, batte la fiacca sulla rampa opinò, bisognerebbe vedere rodata, ma le curve, le tiene bene le curve. Il meccanico, sul seggiolino di dietro, stringeva le chiappe. Estève la pensava uguale, me la demolisce la 201, mi fonde il motore, figlio di puttana. prendinculo di merda. Gli resecava i maroni e glieli ficcava in gola, glieli tagliava a lardelli e li faceva   Le Javanaisrinvenire col loro sugo, balbettava grande! capo, minchia tanto di cappello, delle volte che gli viene voglia di un giro o due, minchia, la Peugeot quando vuole. Carboni canticchiava dài mò Peugeot, guidava sfrenato e canticchiava giretto sughetto, ci fa il campione il marpione. I riguardi perdio se non c’era abituato, pure dei sassoni, cos’altro c’era, andate un po’ a diffidare i benallevati dal fare il solletico a un militare. Preciso. Al Café du Soleil, dove il futuro eletto offriva tavola imbandita, il brigadiere si vide consacrare portento del volante in ogni categoria. Anisetta di rigore e festiva l’atmosfera, si parlò di cilindrate e alberi a camme, si parlò di corse d’auto e come il vostro Georges-Marie vi ripulirebbe il rallì di Monte Carlo senza nemmeno pigiare più di tanto. Estève si dichiarava interamente d’accordo, solo che la Francia era a remengo, non sai più riconoscerci i tuoi ma ho qualche ideuzza su questo. Con la prescia di produrle, fece intendere a mezze parole che conosceva più di una mostrina a corto di stellette. Tutti gli sguardi volgevano alle mostrine di Carboni, il quale aveva il suo sul panorama. Estève ordinò un altro giro di anisetta. Le idee, non davvero non era a corto di idee; tanto per dirne due, quella di garantire al Carboni di bere e trombare gratis a volontà , fetente, e quest’altra – ne siete testimoni – di farglielo tirare al volante della 201. Del resto, semplice buon senso, meglio dieci tarantole nelle mutande che uno sbirro alla porta.

(da: Jean Malaquais, I giavanesi, Deriveapprodi, pagg. 168-169)

PAGATO # 02

November 22nd, 2017 by Pabuda

PAGATO # 02

PAGATO # 01

November 22nd, 2017 by Pabuda

PAGATO # 01