PREGHIERA PERSIANA

March 30th, 2017 by Pabuda

PREGHIERA PERSIANA

PASSATO

March 30th, 2017 by Pabuda

Penso che il vero problema, oggi, sia la mancanza di mediazione tra questi due estremi. O c’è EDWARD W. SAIDomogeneizzazione o c’è xenofobia. Sta avvenendo in molte parti del mondo. Di qui il bisogno di tornare alle origini: “Torniamo alle radici”; il bisogno di trovare il passato tedesco, il passato ebraico, il passato arabo, il passato americano. C’è il bisogno di trovare un passato incontaminato, anche se questo è completamente antistorico, perché il passato è molto simile al presente.

(da: Edward W. Said, Paralleli e paradossi, conversazioni con D. Barenboim, cit. in Claudio Sessa, Le età del jazz – I contemporanei, a pag. 111)

QUANDO L’ASCENSORE…

March 28th, 2017 by Pabuda

Naturalmente, ero estremamente felice quando ho saputo che avrei suonato con Monk nell’estate del 1957. Avevo sempre desiderato suonare con lui, e si trattava di un’opportunità unica: mi ricordo che TM 4tet w. John Coltrane - At FIVE SPOT CAFE'abbiamo provato insieme per quattro o cinque mesi prima di iniziare al Five Spot, andavamo anche a casa della baronessa Nica de Koenigswarter; stavamo lì tutta la notte, Monk mi spiegava al piano una frase o due, ascoltavamo dischi, e il whisky scorreva a fiumi. (…)

Dovevo sempre stare all’erta con Monk, perché se non stavi attento a quello che succedeva poteva capitare di sentirsi cadere di colpo come entrare nella tromba quando l’ascensore non c’è.

(da Chris DeVito, a cura di, Coltrane secondo Coltrane – Tutte le interviste, EDT, pagg. 114 e 284)

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Thelonious Monk e John Coltrane al Five Spot nel 1957:

https://www.youtube.com/watch?v=Go0Ft6ZDYpk

 

SOUVENIR DE JEAN

March 27th, 2017 by Pabuda

SOUVENIR DE JEAN

CLIENTE

March 27th, 2017 by Pabuda

quando la barista
(dallo Xinjiang proveniente:
lo si capisce a orecchio caffe-espresso-per-CLIENTE
per la tipica
parlata strascicata
un po’ cantilenante),
che a principio
di settimana
rimpiazza
il collega pugliese
tatuato
più d’un pistolero
della mafia siberiana,
senza averle
chiesto niente,
ti versa
l’azzeccata dose
d’immacolato zucchero
nella tazzina
di caffè fumante
significa semplicemente
che – un espresso
dopo l’altro – di quel bar
sei diventato legittimo
cliente.
son cose da niente
ma a me fan piacere
ugualmente

VENT’ANNI

March 26th, 2017 by Pabuda

MILES PRIMISSIMO PIANO OCCHI MANI Quando, una volta, una signora del pubblico lamentò che non riusciva a capire quello che stava suonando Miles, lui rispose con una delle sue sagge sentenze sull’arte: “Io ho impiegato vent’anni di studi e di esercizi per fare quello che sto facendo in questo concerto. Come può pensare, lei, di ascoltare e capire in cinque minuti?”

(da: Duke Ellington, La musica è la mia signora – L’autobiografia, Minimum fax, pag. 240)

 

 

 

DUKE ERA UN GRANDISSIMO PIANISTA!

March 25th, 2017 by Pabuda

Confesso la colpa di aver messo anch’io nero su bianco, da qualche parte, questa fesseria, che mi pare sia stata di recente attribuita a Billy Strayhorn, cioè che “il vero strumento del Duca è l’orchestra”. Forse, se l’ha detto sul serio, intendeva così sottolineare l’espressività creativa senza pari di Ellington, attraverso la maestria del suo comporre, orchestrare e dirigere. Però non scherziamo, Duke Ellington è stato uno dei massimi pianisti.  Duke con un tipo sul piano
Perché il piano, come tutti gli altri strumenti di quella magnifica orchestra, è organicamente collegato, incastonato, incastrato nell’ordito della fantastica blues-soni-funketeria fonografica nella sua totalità, una completezza espressiva che rischia di farci ignorare la specifica grandezza di ciascuna delle sue parti.
Ma se vi siete persi i magistrali accordi che Ellington disegnava dietro ogni cosa, da Money Jungle, o con Louis, per esempio in Do Nothing o Duke’s Place, C-Jam Blues, Fleur Africaine, Subtle Lament o migliaia di altri, andatevi a sentire le opere soliste, The Pianist, The Shepherd, Solo Piano.
Duke è stato uno dei maestri stride sin dai primissimi giorni, uno dei grandi allievi di Willie “The Lion” Smith, così come James P. e Fats, e il suo pianoforte fornisce la base e i fondamentali corridoi sonori da cui muove il suo orecchio per creare l’immensa profondità delle opere orchestrali e affrontare la scrittura e l’arrangiamento. Inoltre, Ellington, pure senza orchestra (cosa impensabile e pura astrazione, dato che il piano del Duca era, dialetticamente, un cameo dell’orchestra) sarebbe un Gigante anche solo per la grande portata estetica della sua concezione musicale, comunque espressa.

(da: Amiri Baraka, Black music – i maestri del jazz, a cura di Marcello Lorrai, Shake edizioni, pagg. 44-45)

IL PARADOSSO

March 25th, 2017 by Pabuda

In America i processi con maggior impatto storico che hanno plasmato questa cultura sono stati lo cover BLACK MUSIC I maestri_jazzschiavismo e il colonialismo, il suprematismo bianco, il razzismo, l’imperialismo, la repressione interna. Il paradosso sta nel fatto che queste barbarie sociali hanno cercato di segregare e bloccare nella separazione i diversi elementi della cultura nel suo intero con motivazioni economiche, sociali, politiche e susseguentemente psicologiche ed emozionali. Però spesso li hanno costretti a convivere.

 (da: Amiri Baraka, Black music – i maestri del jazz, a cura di Marcello Lorrai, Shake edizioni, pag. 48)

CAGNARA

March 25th, 2017 by Pabuda

All’alba, fuori, comincia la cagnara.   LES FLEURS BLEU - A COLORI.jpg

– L’hanno acchiappato – fa Lalice.

Cidrolin non dice niente.

La cagnara s’amplifica, diramandosi in improperi, invettive, imprecazioni.

– Un casino dell’accidente, – fa Lalice.

Il bailamme s’approssima. Ed ecco che la porta s’aperse, e un uomo fu scaraventato sul tavolo, sparecchiandolo di carte tappeto verde bicchieri bottiglia portacenere. Il Duca ed Empoigne, ciò fatto, chiusero accuratamente la porta dietro loro. L’uomo ritrovò l’equilibrio, ma subito sedette, costretto dai suoi due intrappolatori.

– Ecco qua, – disse il Duca, soddisfatto. – Un lavoretto come si deve.

– Elevo protesta! – disse l’intrappolato. – Al ratto! Al ratto! Questo è un adult-knapping! Aita! Arrivino i nostri! Qui c’è qui-pro-quo! Un iniquo qui-pro-quo! Io volevo sorprendere quelli che sporcano la staccionata, ed ecco che mi piombano addosso costoro. Che siano loro i colpevoli?

– Oh, il vile calunniatore! – esclamò il Duca e gli allunga una biffa.

 

(da: Raymond Queneau, I fiori blu, Einaudi, pag. 235)

SAGGEZZA EMPIRICA

March 24th, 2017 by Pabuda

mi riferiscono   CALEIDOSCOPIO per SAGGEZZA EMPIRICA
che oggi le scienziate
che custodiscono
l’imperdibile mostra
di matematica divertente
(presso l’università statale
mediolanense)
e vi dirigono il traffico
di scolaresca ospite
entrante & uscente,
prima di farla accedere,
han molto saggiamente
spedito
preventivamente
l’intera classe prima B
d’una scuola elementare
di Forlì
di corsa in bagno
a fare la pipì:
una decisione
fondata scientificamente
sull’esperienza empirica
accumulata di recente:
si tratta
d’un ardito esperimento
che per sempre rimarrà
negli annali della facoltà:
è presto detto:
lasciando
un aspirante scienziato –
d’età compresa tra i cinque
e i sei anni o, comunque,
piccoletto –
ad ammirare la meraviglia
degli specchi
che moltiplicano
i mattoncini
lasciati lì in mezzo
con risultato ottico
caleidoscopico
si può ottenere
sul piccolo soggetto
un abbastanza curioso effetto:
lo scolaretto
se ne rimane impalato
a bocca aperta
(ma questo non importa)
a calcolare
la quantità totale –
o, almeno, una stima –
delle immagini riflesse negli specchi
e si lascia andare:
al punto da produrre
una bella, lunga pisciatina:
in modo da infradiciarsi le braghette
e far comparire ai suoi piedi
un tiepido laghetto.
dopo di che, per ragioni
ancora tutte da approfondire,
può capitare che una compagnuccia
di classe sua,
alla vista di quell’esito liquido
della misteriosa e un po’ magica
moltiplicazione
tramite caleidoscopia,
decida
come si dice… “in piena autonomia”
di calarsi le sue di lei braghette,
sistemarsi comoda
poggiata a una panchetta
e: lasciarsi andare lei pure:
creando così un doppione
di laghetto
a pochi passi da quello
del primo bambino
e, con ogni probabilità,
anch’esso tiepidino.
oggi,
le sagge scienziate han ritenuto
(anche per evitare
la deleteria
ridondanza di dati empirici)
che l’esperimento non va ripetuto
ogni santo giorno.
quindi: oggi:
tutti in bagno a pisciare
prima di fantasticare,
contare, contare, contare
e lasciarsi andare!