VERSO QUALCOSA – IL LIBRO

http://www.flickr.com/photos/pabuda/5908102160/in/photostream

La raccolta di neuropoesie di Pabuda dal titolo “Verso qualcosa” è una pubblicazione singolare sia per contenuto, sia perché i proventi andranno a finanziare le attività dell’associazione interculturale Todo Cambia. Riguardo a Todo Cambia è consigliata una visita al sito: www.todocambia.net. Per quel che concerne i contenuti, riportiamo le note della quarta di copertina:

“Trentotto piccoli pezzi in cui l’autore cerca sempre di rovesciare le debolezze in occasioni. Ogni pagina è impregnata di musica, che non guasta mai. Al punto che, certe volte, si sarebbe tentati di poggiare l’orecchio sulla carta per ascoltare, invece che leggere come siamo abituati a fare. Ma non è il caso: vi prenderebbero per matti. Leggete come v’hanno insegnato a scuola. Tanto, la musica salta fuori lo stesso.”

Non a caso, Il neonato libro è stato presentato al pubblico in occasione del reading poetico Musicale “Verso qualcosa di bello” martedì 21 giugno. Una realizzazione dell’ensemble “Pabuda et Les Enfants du Voudou”.

DUE DOMANDE A PAOLO:

1. Perché scrivere neuropoesie?

Ho cominciato a scrivere filastrocche circa un anno dopo l’ictus del 2003. Rialzandomi dalla sedia a rotelle dopo un annetto di immobilità e di totale dipendenza da chi, amorevolmente, m’aiutava, mi sembrò d’esser nato una seconda volta, ma tutto era diverso da prima, come tutto sbilenco, difficile da capire, faticoso e un po’ triste. Scrivere quelle cose (all’inizio scrivevo quasi tutto in rima) era un’efficace e divertente terapia antidepressiva, un esercizio per “rimettere in pista” i miei neuroni danneggiati e, insieme, capire quel che avevo intorno e “domare” una specie di reazione vitale confusionaria e disordinata di fronte a uno scenario che non riconoscevo più.
Ora che sto meglio, continuo a scrivere per le stesse ragioni: per capire quel che mi gira vorticosamente intorno, per prendermi cura del “di dentro” e per divertirmi, anche quando scrivo cose drammatiche o tragiche.

2. Perché devolvere il ricavato a Todo Cambia?

Perché questa piccola ma vivace e instancabile associazione dal 2001 sì dà da fare per contrastare il razzismo e promuovere la convivenza pluriculturale in questo strambo paese.
Perché, nonostante in 10 anni le cose non siano migliorate un granché, la gente di Todo Cambia non si dà per vinta e continua a sognare. Però fa sogni molto pratici: la scuola d’italiano, lo sportello di consulenza, le iniziative culturali e formative, le vertenze, le lotte, le manifestazioni… senza dimenticare mai di sorridere.
Poi, c’è una ragione più intima (ma non è un segreto, la sanno tutti): io in questi 10 anni le mie cose migliori le ho date a Todo Cambia; in questi 10 anni Todo Cambia mi ha dato le cose migliori che ho ricevuto.

DALLA POSTFAZIONE DI VALERIA TORE:

A me ’sta neuropoesia mi garba. Mi garba eccome. Anche Pabuda ci si diverte, a scriverla. Se glielo chiedete, lui tira fuori la brutta faccenda dell’ictus. Per impressionarvi e per fare un po’ lo spaccone cerca di convincervi del fatto che, davvero, a lui, dopo “la botta”, è rimasta in funzione solo una metà del cervello. Se gli date modo di ritenere che non avete proprio niente di meglio da fare che starlo ad ascoltare, vi sciorina le teorie della riabilitazione neuronale mono-specifica (non so se esiste veramente qualcosa del genere, ma il neuropoeta me l’ha descritta così:“prendendoli uno per uno, rieducare i neuroni danneggiati o specializzare i neuroni non specializzati, istruendoli e coccolandoli come all’asilo”) e scherza agrodolce con la storia della composizione compulsiva di rime e filastrocche: a dargli retta, in origine, sarebbe stata una specie di rappresaglia contro un incipiente tracollo ossessivo-depressivo e un’efficace alternativa alle intossicazioni farmacologiche e alle tentazioni alcoliche.
Pabuda, scrivendo, enumera e scandisce. Evidentemente ascolta molta musica, ma si sente lontano un chilometro che vorrebbe suonarla. A volte, lo fa: tamburellando sulla tastiera del computer. Io l’ho visto. S’illude d’avere la tastiera d’un pianoforte sotto le dita della mano destra. Invece, è solo quella d’un laptop. Ma, chi s’accontenta gode. Pabuda sembra godere assai suonando la sua neuropoesia: il tentativo, che nei momenti più fortunati gli riesce, è quello di ridurre al minimo indispensabile le mediazioni e le transazioni tra il sistema nervoso e le funzionalità esecutive della scrittura. Detto volgarmente: “pensare poco, calcolare niente”.

* PER ACQUISTARE IL VOLUME PASSARE DALLA SEDE DI TODO CAMBIA (V. Oglio 21, Milano) OPPURE SCRIVERE A: tc@todocambia.net O A: paolobuffoni@yahoo.it.  PER PRESENTAZIONI E READING CHIAMARE PAOLO: 3343963825, 0245494499

Posted in articoli | Tagged as: , , , | 1 Comment

One Response to VERSO QUALCOSA – IL LIBRO

  1. massimo says:

    esco da un’ictus ero fermo su una sedia qa rotelle adesso per fortuna vado con le mie gambe sono di firenze aiutatemi

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>