LA MORTE DI MIO PAPÀ

November 16th, 2014 by Pabuda

carta parati APPUNTIil primo mio fratello ha scritto

due linee giuste colle parole

asciutte e importanti per ricordare

quel che ha fatto e amato

mio padre di più da vivo.

forse solo le salite e le camminate

non ha messo in chiaro.

la mia sorella grande m’aveva avvisato:

io al bar bevevo il caffè:

il terzo: né lungo né corto,

grazie quant’è?

te l’han già detto? papà: è morto.

gli altri due fratelli, sempre attenti che io

non mi faccia del male,

mi riferiscono due orari un po’ diversi

per il funerale.

la mia sorella piccola, dopo il rito d’addio,

sarà qui da me:

cosa abbastanza eccezionale.

volentieri le si prepara il divano-letto.

in generale,

alla morte di mio padre,

ci preoccupiamo di come starà la mamma:

essendo in sei a farlo

contemporaneamente

forse le sembrerà pure una preoccupazione

un po’ eccedente.

alla fine, quel che di più grosso,

tosto, variegato e divertente

che di lui mio padre lascia in eredità

è questa discendenza:

gli assomiglia:

in certi silenzi o racconti,

in argomentate spiegazioni

o in mugugni,

in curiosità studiosa fino alla mania,

in puntiglio, resistenza,

in agendine zeppe d’appunti,

scarabocchi, progetti e strani segni.

e, soprattutto,

in molto stretta e discreta fratellanza.

CECCHINO

November 1st, 2014 by Pabuda

non ti distrarre, scegli il bersaglio.

come ti è stato insegnato:

qualcuno lì sotto, qualcuno distratto

qualcuno in cammino,

ma non troppo spedito.

prendi bene la mira

inquadra meglio nel mirino

arma il cane, stendi le gambe

stringi l’occhio maledetto

e spalanca quell’altro

raddrizza le spalle, suda il dito

scatena la bestia e regala un fiore di sangue:

il colpo è partito.

adesso torna a casa per pranzo,

ma fa’ alla svelta: in cucina, nel forno,

va a finire che si fredda

il tuo piatto preferito.

distogli lo sguardo:

qui all’incrocio, per oggi,

il lavoro è finito