DICE L’AMORE

May 16th, 2012 by Pabuda

 

una mamma

vecchia un po’

di tanti figliolini

dice conoscendolo:

dell’amore

non si fa

partizione:

con l’amore

dice: soltanto

si fa

moltiplicazione

STANOTTE

May 13th, 2012 by Pabuda

mi son svegliato,
stanotte:
tra le lenzuola
mi sentivo pizzicare
dall’irrisolto enigma
della santissima trinità.
ho fatto
tre quattro
giravolte
e ho scovato il cantuccio
più tiepido del letto.
poi, ho ficcato la mano
sotto il più morbido e fresco
dei cuscini:
appiccicata sotto la federa stava
la caduta tendenziale del saggio
di profitto.
per stasera ho deciso:
cena leggera, una mela, un brodetto.

QUANDO UNO

May 11th, 2012 by Pabuda

IWW SONGS X QUANDO UNOquando uno di noi

muore

ci facciamo coraggio

stringendoci,

senza, senza, senza

contarci frottole.

terra, suono, colore.

quando uno di noi

muore

cantiamo

come degli scampati.

terra, suono, colore.

quando uno di noi

muore

gli facciamo coraggio

leggendogli

vere favole.

terra, suono, colore.

alla fine di tutto,

della stretta unione,

dei canti e

delle verità favolose,

salutiamo, salutiamo,

salutiamo:

terra, suono, colore.

PIANIFICAZIONE

May 3rd, 2012 by Pabuda

adesso come adesso

l’ospedale, per morirci,

non mi fa paura.

con le forze e

la chiarezza che ho

adesso come adesso

arrivo addirittura

a considerare:

il personale ospedaliero

sarebbe molto

verosimilmente

la porzione d’umanità

più titolata,

tranquilla e preparata

per regalarmi

le speciali attenzioni

che, tutto sommato,

immagino facciano piacere

in quel genere di situazioni.

però,

penso ugualmente

che potrebbe essermi d’aiuto

per dare sereno al mondo

l’ultimo saluto

riconoscere lenzuola mie…

sentire pareti note attorno e,

soprattutto,

fissare ancora qualche attimo

il soffitto che conosco

centimetro a centimetro.

questo, a parte altri imprevisti,

è il dilemma

che manda a gambe all’aria

ogni pretesa di pianificazione.

adesso come adesso.

HO CAPITO

May 2nd, 2012 by Pabuda

ne so abbastanza,

conosco la gabbia.

ho perquisito da

cima a

fondo

la mia stessa stanza.

ho capito

l’andazzo:

non c’è più traccia del pazzo,

qui dentro.

potrebbe essere passato

a miglior vita,

come si dice.

oppure, meno

drammaticamente,

potrebbe aver

traslocato.

senza farmi sapere

un accidenti di niente,

tanto per cambiare.

dovrò farmene una ragione:

la mia metà – in senso stretto,

non figurato, proprio il mio

cinquanta per cento mio, di me –

m’ha lasciato.

è abbastanza seccante,

non so se t’è mai capitato…

 

NIENTE A METÀ

May 1st, 2012 by Pabuda

se ci penso,

è davvero difficile

trovare qualcosa di peggio

di un’idea lasciata a metà:

vale ogni sforzo, merita

l’impiego d’ogni ritaglio

di tempo,

anche in ritardo, non importa:

quel che conta

è la determinazione

di regalare

a quel cinquanta

per cento

almeno il tentativo

d’un completamento.