LA GUERRA IN CORSO

October 29th, 2016 by Pabuda

toc! toc! c’è qualcuno   indigo-magic
in casa?
noi qui s’avrebbe una roba
abbastanza importante
da riferire:
si tratta della guerra in corso,
in pieno svolgimento,
una cosa in regola:
coi suoi morti ammazzati,
coi suoi slanci
con le impasse, le manovre,
gli accerchiamenti
e le rappresaglie
colle sue tattiche & le strategie
la propaganda,
una specie di dichiarazione,
i traditori, i giornalisti embedded
e le spie.
la dichiarazione di guerra
per questa guerra mediterranea
in pieno svolgimento
è scritta all’incontrario.
la dichiarazione di guerra
dell’Europa al mondo
(non bianco e periferico)
è stata vergata sull’acqua
con aceto e inchiostro simpatico.
la dichiarazione di guerra
è redatta in un oscuro
linguaggio iniziatico.
ieri notte,
tra un messaggio promozionale
e l’altro, alla televisione
un presunto, soi-disent, giornalista
ne ha letta una sintesi
nel suo dialetto strettissimo:
balbettando, balbettando
e balbettando.
agli eventuali non udenti
ne hanno indirizzata una versione mimica
molto più fluida,
piena di sorrisetti e ammiccamenti.
per motivi che risulteranno chiari
solo al momento della vittoria finale
(solo e soltanto
in quel giorno fatidico!)
la dichiarazione di guerra
è tutta spezzettata in mezze frasi
e minacciose allusioni
tra le parentesi e le note a margine
delle risoluzioni
sulla crescita, la concordia globale
e lo sviluppo armonico.
la dichiarazione di guerra
per questa guerra d’annientamento,
per il nemico, tra tutte le morti,
elegge a perfetta quella per sparizione
tramite annegamento:
è talmente razionale e logica
che se riesci a leggerla tutta non fa una piega.
anche da questo punto di vista
la vecchia guerra fredda
alla guerra nuova dichiarata in ‘sta maniera
fa una sega.
la dichiarazione di guerra –
han precisato nella smentita confermativa –
per sicurezza, ha valenza retroattiva.
per finire,
e per rassicurare l’opinione pubblica
europea
(sempre tanto sensibile
e impressionabile, poverina!)
tra una riga e l’altra
dell’invisibile dichiarazione segreta,
ufficialmente mai esistita,
è molto ben spiegato
che per accorgersi
che c’è questa guerra
è necessario avere – come minimo –
la pelle del colore sbagliato.

..

(l’immagine è tratta dalla mostra collettiva Indigo Magic, curata daKibibi Ajunku al Frederick Douglass-Isaac Myers Maritime Museum di Baltimora)

AL TRENTUNESIMO PIANO

October 27th, 2016 by Pabuda

al-trentunesimo-piano

FATE (VOCE DEL VERBO FARE)

October 26th, 2016 by Pabuda

fate-whitehead_alfred_north_process_and_realityfate schifo, è un dato di fatto:
cine-ripreso, audio-registrato,
tele & radio documentato.
suona male stare a dirvelo?
io credo
sarebbe molto meno fraterno
e amichevole
lasciarvi tra le nebbie dei distinguo,
lasciarvi indecisi
tra gli apparenti opposti:
– da un lato – l’apologia
che del vostro schifo fanno
i seminatori d’odio professionisti
e – dall’altro – la relativizzazione,
la beneducata disinformazione,
la pelosa & democratica
presa di distanza
con annessa demagogica
parziale giustificazione
(per capirci…
si legga Mauro su “Repubblica”)
congegnata per sortire,
alla fine della fiera,
una generale e italianissima
autoassoluzione.
ma voi, da qualche parte
(su un quaderno,
su un bloc notes, su un diario,
o su un foglietto)
per non dimenticarlo, segnatevelo:
fate schifo: è un dato di fatto:
non conta quel ch’eravate,
dicevate, facevate sino all’altro ieri:
conta quel ch’adesso
avete pensato, avete detto,
avete fatto.
a quanto pare, a cose fatte,
neppure vi vergognate.
è un peccato, davvero:
non dovreste vergognarvi
di provar vergogna,
(e, magari, di chiedere scusa
a ciascuna di loro e al mondo intero):
è un peccato non vi passi neppure
per la testa
perché, di fatto, è l’ultima chance
che vi resta:
la vergogna potrebbe essere un aiuto,
una spinta, un punto di partenza,
per pensare allo schifo nauseante
ch’avete messo in piazza
e cominciare a provare, anche voi,
l’unico senso giusto:
l’istintivo, primordiale, umano disgusto.
ma manco un leggero rossore
sulle vostre guance vedo.
fate schifo – il concetto, a questo punto,
dev’essere chiaro, credo –
ma fate anche un po’ paura:
siete un segnale, un allarme che urla
e rompe i timpani:
perché di gente che coi mezzi più vari
(più discreti e astuti dei vostri, magari)
fa lo schifo che fate voi
ce n’è un’enormità:
ce n’è nelle campagna e nelle città,
tra il popolino arricchito, indebitato, ignorante
e tra l’oligarchia milionaria e potente,
tra gli analfabeti e tra i laureati,
tra i rimbecilliti che si cuociono il cervello
davanti alla tv
e tra i rimbecilliti che s’inventano
e ammanniscono programmi e notiziari,
quiz, concorsi, cronache sportive
e documentari…
dentro alla tv.
ce n’è: nell’elettorato e tra gli eletti,
tra gli atei e tra i baciapile,
tra gli accattoni disperati
e tra i vescovi ingioiellati,
tra gli operai e nei consigli
d’amministrazione:
ce n’è per ogni dove:
tra i liberali e tra gli ex comunisti,
tra gli eterni democristiani e – ovviamente –
tra i fascisti e i nazionalisti
(quelli neri, i rosso-bruni, gli azzurri e i verdi).
per ora, schifoso popolo
di qualche centinaio d’italiani fieri
e fiere italiane
che t’ammazzi di lavoro
per tener ben sopra il rosso, in banca, il conto
e fai quelle cose schifose
senza vergognartene punto,
per ora, popolo obbrobrioso,
ti crogioli abbastanza tranquillo
nella melma catodica maleodorante
delle tue coraggiose imprese
per tenere dodici donne emigrate e senza casa
alla larga dal tuo paese…
perché la sai lunga
e perché ti trovi in abbondante compagnia:
con te c’è buona parte della triste e piccola
borghesia
ma pure ci son certe stelle
della moderna aristocrazia.
e t’illudi che tra schifosi siete tutti uguali:
sgobboni e magnati,
politici razzisti e razzisti popolani, alla pari.
palle! popolo minaccioso, allevatore d’odio
e, all’occorrenza, di redditizi molluschi bivalvi
quando sarai veramente,
seriamente nella merda –
alla prossima crisi globale
verticale
dello spaghetto allo scoglio –
i tuoi compagni virtuali,
giornalistici e mediatici, di bravate xenofobe
t’abbandoneranno:
altri e più preziosi frutti di mare
ed (e)lettori
e inquilini, e correntisti e alcolisti
e dipendenti
e consumatori e radio-telespettatori
da spolpare
facilmente si procureranno:
abbandonandoti al tuo misero, fetente, destino:
in una scarpata, una trincea,
una bancarotta fraudolenta, un ospizio,
un pollaio industriale,
un manicomio, una cella, una sala operatoria,
un sottomarino alla deriva.

QUANDO CAPITERÀ

October 26th, 2016 by Pabuda

quando capiterà a voi –
perch’è triste dirlo
ma è quasi certo:   the-walls-of-jericho
prima o poi
accadrà pure a voi –
di dover lasciare
le case native bombardate
dall’aviazione
della “vostra” stessa
nazione
o da velivoli alleati
(di chi non si capisce mai
esattamente,
ma non fa niente:
nemici e amici
distruggono sempre
con accuratezza, ugualmente),
di dover abbandonare
terre natali dilaniate
dalla cosiddetta guerra civile,
o di dover trovare scampo
dalla terribile siccità,
dall’ultima inondazione
o da ordinaria inedia, fame,
denutrizione,
da cronica disoccupazione,
o da certi mestieri che…
dove siete nati
ce n’è soltanto di sottopagati
e da morire tanto son faticosi,
nocivi e pericolosi,
o di dover scappare
da una famiglia infestata
di maschi prepotenti,
vanitosi e violenti,
o di dover fuggire da leggi –
in/civili & religiose –
che vogliono impiccati
tutti gli omosessuali,
o, ancora, di dover lasciare
un paese dissanguato
da super corrotti governanti
– alcuni colti, altri ignoranti –,
da megalomani generali,
da preti, santoni, monaci, terroristi,
vari lobbisti
e quotatissime multinazionali,
o di dovere, per dire, fuggire da un delta
o da un estuario
ormai privo di pesce
– scomparso dalle sue acque contaminate
dal greggio o dal mercurio –
ecco… quando vi capiterà
d’inciampare in queste
(o anche in una sola di queste)
diffusissime calamità
e, per allontanarvene, di mettervi in viaggio
alla ricerca di miglior fortuna:
vivrete nel terrore d’andare a sbattere
in un villaggio dimenticato
della provincia marcia
d’un paese sconosciuto, strano e malfidente
ai margini – addirittura –
d’un altro continente…
popolato dai vostri
doppi

DAVID, YOU ‘N’ ME

October 25th, 2016 by Pabuda

david-you-n-me

GLI ULTIMI RICORDI

October 19th, 2016 by Pabuda

gli-ultimi-ricordi

PIONIERI…

October 17th, 2016 by Pabuda

medaglia-distintivo-pionieri

 

 

 

 

 

 

allo stato attuale della stesura di Facce Nere, i Pionieri sono citati – en passant – un paio di volte. Nel capitolo “Sveglia!” compare un’istruttrice di questa specie di boy scout comunisti (a proposito: c’erano anche in Italia!). Nel capitolo “L’Appartamento” si fa riferimento al defunto Ministero da cui dipendeva l’Organizzazione dei Pionieri. Pabuda, per il momento, non rivela altro. Un po’ sparagnino, no?

TEMPI

October 16th, 2016 by Pabuda

tempi di scrittura,   tempi
tempi di lavoro:
i miei e i loro.
tempi drammatici
e tempi narrativi:
tempi ultimi
e tempi primi:
tempi bui e duri:
tempi
per asciugar l’inchiostro
in pagina:
tempi per cavar carbone,
tempi per cambiar regime
ritmo, pause, punteggiatura.
colpo di sonno,
colpo di stato o rivoluzione.
se viene, ispirazione:
approfondimento e visione.
tempi d’ideazione,
prima stesura, assemblaggio
e revisione:
tempi di cottura dello scrittore:
ecco, lo sento, è cotto:
proprio a puntino e virgoletta:
lo scrittore, adesso.

ASPETTI DIVERSI

October 16th, 2016 by Pabuda

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AMICI

October 16th, 2016 by Pabuda

amici