IL RACCONTO DEL VIAGGIATORE

June 29th, 2012 by Pabuda

quando ascolto il racconto del viaggiatore

molto viaggio e assai poco ascolto

perché poco mi basta del suo racconto

per partirmene per l’arcinota ma sempre invitante

tangente

del “viaggiare e vedere senza muovere né chiappe

né niente”:

fin dalle prime briciole del viaggio dal viaggiator raccontato

un viaggio tutt’intero in testa mi s’è già srotolato

e mi penso d’averlo di straforo e da fermo io stesso viaggiato.

questo piacere, immobile come un megalito,

mi godo ascoltando assai poco:

cioè viaggiando, clandestino e impalato,

 nel racconto che il viaggiatore racconta.

chissà se il mio viaggio almeno un poco somiglia

al raccontato viaggio che il raccontatore ha viaggiato….

non importa: né a me che adesso il mio viaggio

a immobili chiappe me lo son

già bello pensato,

né al viaggiator raccontatore che il suo viaggio

se l’è tutto davvero viaggiato

(con gran movimento di chiappe)

e me l’ha già raccontato,

col fiatone e tutto sudato.

BEBOPPERS *

June 24th, 2012 by Pabuda

mentre loro

salvavano la musica

qui, io

non ero ancora stato

ideato.

mentre loro

salvavano la musica

qui

ci si rompeva la testa

perfezionando

la  partita doppia.

mentre loro

salvavano la musica

qui, mia madre

benediceva la lavatrice,

la più grande invenzione

dell’ingegno umano, diceva.

mentre i beboppers

salvavan  la musica in fretta

qui i partigiani

s’ammutolivano per la guerra fredda.

riascoltando adesso

tutta quell’infinita musica

scampata alla noia, al soldo

e alla decadenza,

m’accorgo del divario:

e se ci penso davvero

scivolo sul piano inclinato

del mio ultimo desiderio

(fermo all’altezza del terzo piano).

* da un’idea di Amiri Baraka, a.k.a. Everett LeRoy Jones

CAMBIAMENTI PLASTICI

June 21st, 2012 by Pabuda

all’incrocio tra i due viali,

in un piccolo edificio

superstite

della vecchia Milano,

un tempo c’era

una gaia discoteca,

provvista

di confortevole

dark room.

adesso

ho visto,

c’è una

nota banca

anglofona

e l’agenzia

d’un meno

rinomato

istituto

in mutui

e prestiti

specializzato.

oggi, quando

l’ho notato,

mi son quasi

atterrito

pensando

al genere

di danze macabre

che praticheranno

adesso

lì, all’incrocio

tra i due viali

PER I “RITRATTI AMERICANI”

June 20th, 2012 by Pabuda

RELAZIONE

June 17th, 2012 by Pabuda

già mi vien sonno!

lo dicevo io

che non sarebbe poi stato

così eccitante

tutto quest’amore

zuppo di passione,

desiderio e trasporto:

sarebbe stata

molto più assennata

una bella relazione razionale,

ben pianificata,

con le sue tappe (o step),

i suoi traguardi

e i relativi benefit,

con periodici riepiloghi

degli indispensabili

feedback,

che non guastano mai.

poi, sulla base d’un’adeguato monitoraggio,

magari con l’aiuto di qualche esperto

(o esperta… ci mancherebbe altro!)

si sarebbe potuto disegnare

un amorevole diagramma

coi sentimenti e gli ormoni

ben distribuiti

sull’asse delle ics

e su quella degli ipsiloni

MACCHERONI!

June 13th, 2012 by Pabuda

Come catapultato da una navicella spaziale proveniente da chissà dove, mi son ritrovato da qualche parte, in una periferia urbana d’una metropoli europea non precisata, in orario serale o notturno. Lungo una strada a quattro corsie (ma, ovviamente, deserta di traffico veicolare e di qualsivoglia presenza umana) scorreva un doppio filare di altissimi lampioni dallo stelo grigio leggermente cadente ed emananti una luce bianca vaporosa, o nebbiosa, a essere pignoli. Sul ciglio di quella specie di tangenziale inutile ho camminato per un bel pezzo, come mi accadde una volta che, per essermi addormentato sul bus, mi ritrovai a notte fonda al capolinea di Abbiategrasso (intendo dire la città, non la piazza) e dovetti scarpinare qualche ora per tornare a Corsico e da lì fino all’assembramento di case popolari ai margini meridionali di Milano, dove dormivo all’epoca. Accadde quasi trent’anni fa, poco dopo il trasferimento in Lombardia, e fu il mio “battesimo della nebbia”. Anche stavolta ho camminato parecchio, ma senza fatica, né preoccupazione. Il panico è arrivato tutto d’un botto, quando m’è capitato di fare una sosta in uno strano luogo, assemblato in maniera scriteriata e leggermente mostruosa. Per certi aspetti ricordava un’officina meccanica. Anzi: era tale e quale alla rimessa di un car washing dove lavorai, per poche lire e poche settimane, un paio di vite fa. Ma, allo stesso tempo, era una specie di ambulatorio medico. A testimoniarlo senza ombra di dubbio ci stavano le pareti piastrellate esattamente nello stesso modo in cui sono mestamente rifasciati gli ambulatori infognati nelle fondamenta dell’ospedale San Paolo, che per un periodo frequentai con una certa assiduità. A fugare ogni ulteriore incertezza, poi, c’era un infermiere. Indossava una tuta da meccanico blu e un berretto bisunto da ferroviere dello stesso colore. Ma la sua solerzia infermieristica era inconfondibile. Così – come faccio sempre quando sono in balia del personale sanitario d’ogni tipo, specialità, grado e livello – mi sono affidato con fiducia alle sue cure (sebbene ignorassi il motivo per cui mi trovavo colà) e mi sono lasciato docilmente esaminare. Da quel che ho potuto capire lì per lì, la prima ricognizione è stata piuttosto sommaria e superficiale. Il giovanotto – non molto alto e con un viso quadrato ma simpatico – mi ha risparmiato test dolorosi o perlustrazioni imbarazzanti. In un secondo momento, però, m’ha scrutato da capo a piedi con l’ausilio di una grossa lente a ingrandire ogni centimetro quadro della mia pallida cute. Sinché, tutto a un tratto, ha emesso un lamentoso e cantilenante “Aiaiaiaiai…”. Mi sono preoccupato un po’, ma mai avrei potuto immaginare lo spettacolo cui sono stato costretto ad assistere da lì a poco. Giusto il tempo che l’infermiere/meccanico si procurasse uno specchio tramite il quale anch’io potessi dare un’occhiata alla mia testa. L’immagine riflessa era disgustosa: dal mio cranio pelato spuntavano, distanziati tra loro di 6 o 7 centimetri, dei piccoli maccheroni al pomodoro, molto unti, apparentemente al dente! A malapena ho trattenuto un conato di vomito, rischiando di soffocare. Dopo di che, devo aver rivolto uno sguardo atterrito all’infermiere, il quale, per tutta risposta ha commentato: “È un sintomo abbastanza evidente, purtroppo… le converrà fare una serie completa di esami ivati”. L’ha detto con un tono vagamente complice, ma fastidiosamente sbrigativo. “Ivaatiii? e che cazzo vuol dire!? Cosa minchia c’entra l’Iva con gli esami diagnostici!!?” ho pensato tra me. Gli ho girato subito la domanda, in termini un po’ più educati. E lui: “pour la Sida…”. Superata la sorpresa per l’inattesa rivelazione delle competenze linguistiche francofoni del tizio, mi sono soffermato per un attimo sulla faccenda più sgradevole: l’Aids. “Ma come? Non era il flagello del secolo scorso!? Belin, tanto per cambiare… sono in ritardo sui tempi dello sviluppo storico!”. Mi sentivo mortificato. Ma ben presto il rammarico per la mia mancanza di tempismo sull’incedere dei fenomeni pandemici evaporò per lasciare spazio a un rovello più terra terra: “Come diavolo è possibile? È una vita che ho abbracciato la castità e, quando – magari per semplice buona educazione – non ho proprio potuto tirarmi indietro… l’ho fatto con tutti gli accorgimenti prudenziali consigliabili – cioè… infilandomi quella specie di gommino sul coso –, infischiandomene degli anatemi demenziali di quell’anziano vestito di bianco che pretende d’essere discendente di Pietro da Betsaida, fratello di Andrea”.

Sarà stato per questa mancanza di rispetto nei riguardi del monarca assoluto dello stato vaticano che avevo appena richiamato alla mente, ma… vraaam! Improvvisamente… una luce accecante m’ha inondato. Calma, calma, ragazzi! Scherzavo: nessun intervento soprannaturale, nessun fulmine vendicativo dal Cielo: era solo la mia gatta, Negrita, che, saltando di qua e di là a caccia di zanzare, era piombata sull’interruttore della potente lampada che tengo in camera… quasi un faretto cinematografico. Così facendo, a parte il rischio di incenerirmi la retina, stava cavandomi fuori da quell’incubo. Perché di questo si trattava, fratelli miei. Un maledetto sogno angosciante! Mi capita ogni tanto. Non so se a causa del sovraffollamento che affligge il mio subconscio o per la cucina meticcia della mia cara coinquilina: ogni giorno più deliziosa, ma sempre sovraccarica d’aglio e delle spezie dei due continenti culinari che ormai le appartengono.

Mi spiacerebbe aver deluso chi legge: ho raccontato solo uno stupido trip onirico andato a male.

O forse no, a essere sincero, non mi dispiace affatto: m’ero talmente cagato sotto che l’illuminazione risolutiva provocata da Negrita – chissà se inconsapevolmente o per imperscrutabile amorevolezza felina –è stata davvero un sollievo, una liberazione.

Tanto per dare un’idea della paranoia in cui ero stato risucchiato, confesso che la mattina successiva, prima di lavarmi i denti, dopo essermi carezzato più volte il cranio, l’ho esaminato con attenzione riflesso nello specchio del bagno. Nessuna traccia di maccheroncini rossicci spuntati qua e là dalla mia bella testa pelata. Tutto regolare. Però, però… prima che io mangi di nuovo un piatto di maccheroni al pomodoro ci vorrà un bel pezzo. D’ora in poi, solo trenette al pesto.

QUANDO STO

June 13th, 2012 by Pabuda

motivo antico molto coloratoquando sto bene non penso

a quando stavo male

quando sto bene non penso

a quanto stavo male

quando sto bene non penso

a quando potrei star male

di nuovo.

quando sto bene

son talmente colmo e pieno

e contento e indaffarato

a pensare a mille faccende

che di pensare a come sto

non ho tempo

DOPO

June 10th, 2012 by Pabuda

subito dopo,

s’allontanano

dal letto

in direzioni opposte:

entrambi hanno

un pelo altrui

impigliato tra i denti.

a parte questo,

custodiscono sensazioni

del tutto incomunicanti:

sembra un amore modesto:

a occhio e croce predico:

non arriverà a Ferragosto.

BOOM!

June 5th, 2012 by Pabuda

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EQ

June 5th, 2012 by Pabuda

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