LA COMPAGNA

December 23rd, 2013 by Pabuda

la compagna

che m’accompagna

per capirci…

è uno schianto.

ha un nome piccolo:

tre lettere appena

ma di letture

è generosa

e cosa

ben più importante:

è chiara:

d’incarnato, ma
soprattutto:

di giudizio, di
passioni,

di ragionamenti e
intenzioni.

la compagna

che m’accompagna

m’insegna certe cose

in vari campi
scientifici

e… (come dire…)

acrobatici

che, adesso, a
scriverle

sono incerto,

per inguaribile
pudore

e per una nostra
pattuita

esclusiva
condivisione.

la compagna che
m’accompagna

ha delle idee tutte sue

sull’alimentazione,

sul movimento dei
corpi celesti,

sui ciottoli,

sulla deriva dei
continenti, i trucioli

e la rivoluzione.

la compagna che
m’accompagna

è un bel divertimento:

un vulcano di neologismi irripetibili,

una complice perfetta

nei giochi più incredibili.

a seconda

dei momenti,

delle occasioni

dei contesti e delle
situazioni…

mi contrasta o
m’asseconda.

il più delle volte,
secondo me, ci azzecca.

alla compagna

che m’accompagna

certe cose non importano

ma per delle altre è pronta

a farsi in quattro

e, in effetti,

di tanto in tanto,

si quadruplica.

a me
quell’incantesimo

non riesce più,

a lei sì.

forse, sarà pure

per la sua giovane
età.

ma, son sicuro,

ci dev’essere
dell’altro:

la guardo, la
osservo,

oltre che pel gusto
del bello,

per scoprirlo.

IL FREDDO, L’UMIDO E LE STRATEGIE CONSIGLIABILI

December 15th, 2013 by Pabuda

l’altra mattina, svignandomela dall’alberghetto,

dalla cuccia, da sotto il tetto, da dentro al letto

mi son ritrovato, prevedibilmente,

fuori da tutto.

cercando d’ambientarmi

in quello spazio buio mattutino

e padano

annusavo un po’ la nuova situazione:

notavo che, in effetti, faceva freddo

ma non poi freddissimo.

tra un bar e l’altro,

visitati a zig-zag nel nebbione

annotavo: è tutta una questione d’umidità,

per un verso.

dall’altro: di garbo, d’astuzia, di fantasia e d’umiltà:

dipende da come la si prende,

da come ci si predispone:

se si assume un atteggiamento ostile,

l’umidità se n’accorge, se la prende, s’incazza

e ti entra nelle ossa, facendoti rabbrividire.

se la si asseconda, prendendo l’umido atmosferico

un po’ come viene, con saggio fatalismo, allora…

ci si può far cullare dal nebbione come un tempo

ci s’impigriva beatamente nel liquido amniotico (ricordi?).

così tutto diventa più tiepidino e accogliente

e te ne vai sorridente verso l’ufficio: lì t’aspetta

la tua bella scrivania ben piantata

su una splendida spiaggia dei Caraibi, dove l’unico problema

è quella cazzo di sabbiolina dorata e finissima

che s’infila sempre tra le scartoffie.

è solo una questione d’adeguata disposizione d’animo.

certo, un cicchetto abbondante aiuta. perché negarlo?

GLI SBIRRI CAMBIANO (GRAZIE AL JAZZ)?

December 3rd, 2013 by Pabuda

POLIZIOTTI CHE PICCHIANO X SBIRRI CAMBIANOscena sgranata in bianco e nero:

sembra un vecchio film,

un cattivissimo hard boiled,

ma è un fottuto sfratto tutto vero:

la sbirraglia incalza

Charlie Mingus colla figlioletta

per tirarli fuori dallo studio

– ch’è un pieno magazzino polveroso –

e gettarli in strada in tutta fretta.

su un camion caricano anche tre

vecchi vestiti, degli scatoloni di spartiti,

un po’ di settantotto giri e dei trentatrè,

pezzi di corda, giochi,
stracci, un fucile e il contrabbassone

poderoso e screpolato

come il suo padrone.

..

scena a colori (valanghe di pixel):

due file di garbatissimi sbirri

colla divisa della festa

regolano l’accesso ordinato

del pubblico anzianotto

alla New York Town Hall

per la prima mondiale di Epitaph:

uno sbirro giovane

spinge una vecchietta in sedia a rotelle.

la vedo sorridere proprio in questo momento

e ci scommetterei:

lo sbirretto manco immagina:

lei faceva parte
dell’ala tostissima

del movimento:

leggermente più a sinistra delle Pantere:

senza giustizia niente pace.

viene da sorridere anche a me e il mio sorriso

mi piace.

FAVOLA

December 2nd, 2013 by Pabuda

c’era una volta

una favola ch’era

talmente breve,

così piccola

minuscola

sottile

e striminzita

che appena

ti saltava in testa

di raccontarla

era già finita.