PROPRIOCEZIONE ELEMENTARE

ora da cieco ragiono

penso come sono.

orecchie: due:

proprio quel che

m’occorreva!

cuore: uno e

un po’ spostato da un lato.

cervello: uno solo anche quello,

 ma (grazie al cielo) bipartito:

un accettabile compromesso.

Posted in Poesie | Leave a comment

IL MIO METODO

m’industrio:

a spanne,

a eliche interrotte.

m’arrangio:

di certo,

a grappolo acerbo

d’idee.

penso scudisciate.

cammino piano

ma a tutto gas:

butto il peso

sul lato destro

poi recupero

 il baricentro

e un po’ di

buonsenso,

sollevando

più del dovuto

il piede sinistro

e con quello saluto

(l’aria morbida, rasoterra).

io di solito saluto

quasi tutti quelli

che incontro,

ma preferisco

quelli che incrocio

sul mio lato sinistro.

per salutare

un poco rallento,

ma poco:

io di solito

recupero il tempo,

il ritmo e il ricordo.

dovessi salutare tutti

stringendo la mano

sarebbe un bell’imbarazzo:

pare che la mia mano destra

dispensi

una morsa, un morso, una presa,

un’idea, una sberla, una stretta

difficile da interpretare,

così su due piedi.

quindi, saluto con: un pensiero intenso,

delle parole scelte caso per caso,

un cenno del capo e un  sorriso dritto

in mezzo agli occhi

e un’occhiata alle scarpe:

di solito, tutto si risolve nel migliore dei modi

e riprendo il passo necessario:

dritto di direzione, ondulato d’esecuzione.

Posted in Poesie | Leave a comment

LA PROTEZIONE

la protezione

che a noi uomini

offrono

molti luoghi comuni

è densa

della stessa sostanza

che certe volte

ci tramuta

da stupidotti in criminali

Posted in Poesie | Leave a comment

FELICE

son felice

quando posso

esser contento:

come

in questo preciso

momento:

con la musica dentro,

il silenzio intorno,

un po’ d’energia

nel cervello

e carta e penna

e una luce decente:

tutto sommato,

roba semplice.

ma non c’è sempre.

Posted in Poesie | Leave a comment

AUGURIO ALLA COMUNITÀ

il noi frantumato

sugli scogli dell’inimicizia

a onde crescenti, un giorno,

si ripresenterà riunendo

nel ritmo, nel moto,

nel suono e nello scopo

tutto l’inutile e scontroso

pulviscolo

delle nostre millesimali

micro-proprietà

Posted in Poesie | Leave a comment

ANCORA MOLTA DOLCEZZA

L’ultimo articolo della rubrica “Conto alla Rovescia” su www.ildirigibile.eu, intitolato “Cacao” l’ho scritto l’11 dicembre, quindi prima del tragico agguato razzista di Firenze in cui Mor Diop e Samb Modou sono stati assassinati e altri feriti. Parlavo molto di cacao, cioccolato e dolcezza.

Certo, dopo quell’esecuzione – che mi fa venire in mente più gli assassini del Ku Klux Klan statunitense e  del “movimento di resistenza Afrikaner” del Sudafrica, piuttosto che gli squadristi e stragisti del fascismo nostrano – avrei scritto qualcos’altro. Magari mi sarei soffermato sulla tremenda pericolosità del morente suprematismo bianco. Nella sua agonia, l’ideologia che predica la superiorità della cosiddetta “razza” bianca, come ogni bestia feroce in fin di vita, diventa ancora più brutale e sanguinaria, come è avvenuto nella testa e tra le mani del neonazista Gianluca Casseri e di coloro che adesso inneggiano al suo gesto omicida.

Questa delirante e mortifera ideologia germogliata in Europa e tra i colonialisti europei ha dominato il pensiero e la politica occidentali per almeno due secoli, ma è sul punto di essere spazzata via: di fronte a sé l’umanità (compresa la sua piccola porzione europea) ha un futuro meticcio. Tale prospettiva getta nella più cupa disperazione fanatici come Casseri, come l’ex sindaco di Treviso Gentilini (condannato per istigazione all’odio razziale, ma con sospensione della pena) come il forzanovista Fiore, come il “deputato europeo” (o padano?) Borghezio (che, riguardo al terrorista norvegese Anders Behring Breivikm, fondamentalista cristiano stragista, disse: “le sue idee sono profondamente sane e condivisibili”)   e altri cultori della “purezza razziale”, al punto da condurli a passare dalle parole ai fatti. Vanno fermati.

Siamo pieni di rabbia e di tristezza. Colpendo a morte Diop e Samb Modou, la furia assassina razzista ha fatto sì che tutti ci sentissimo toccati nel profondo, tra i più intimi dei nostri sentimenti: dove l’odio è sempre all’erta.

Eppure, penso, avrei cercato di concludere quell’articolo che non ho scritto augurandomi un’esplosione di dolcezza.

Adesso, mentre scrivo, mi viene in mente Martin Luther King e ricordo le sue parole: “Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi”. Queste quattro righe, nel corso degli anni, le ho lette e rilette molte volte. Mi sembrano un sunto efficacissimo della nonviolenza. Una dottrina e una pratica verso le quali provo grande ammirazione e simpatia ma che, per molti aspetti, mi risulta misteriosa. Un’attitudine misteriosa, però, verso la quale, intuisco, sarebbe giusto tendere.

Ad ogni modo, in coscienza, non posso dichiararmi nonviolento, per indole e per formazione.

La dolcezza a cui faccio appello, ora, dopo la carneficina razzista di Firenze, somiglia di più alla ternura evocata da Che Guevara, quando diceva: “bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza”.

Sì, penso che il nostro primo compito sia circondare di tenerezza e di dolcezza tutti i fratelli e le sorelle senegalesi, i parenti e gli amici delle vittime del 13 dicembre.

Poi, tutti noi ne abbiamo bisogno: siamo così tristi, impauriti e furenti. Solo un eccesso di dolcezza e di tenerezza può aiutarci a trasformare l’odio che è tornato a ribollire in noi in intelligente intransigenza contro ogni forma di razzismo. Per essere sufficientemente duri.

Paolo Buffoni Damiani (a.k.a. Pabuda)

Posted in articoli | Leave a comment

PICCOLO INCUBO POMERIDIANO

Saranno stati i peperoni alla griglia? O le polpette alla maggiorana?

Fatto sta che la pennichella di poco fa è stata funestata da un piccolo incubo.

M’ero appisolato da poco, quando improvvisamente, ho sentito le unghie della mia gatta, Negrita, artigliarmi la mano destra. Poi ho sentito anche i suoi piccoli denti acuminati perforarmi la carne.

Mi sembra d’aver cercato di scuoterla via… ma non c’era niente da fare. Ho pensato di prenderla e sollevarla di peso con la mano sinistra. Ma il braccio, come al solito, non si muoveva d’un millimetro. Allora ho provato a chiedere aiuto alla persona che forse era sdraiata al mio fianco, sul lettone che occupa gran parte della mia stanza. Peggio che andar di notte: riuscivo a emettere sono un suono inarticolato, una specie di rumoroso gorgoglio.

Ero ormai nel panico totale. L’unica misura d’emergenza sensata era aprire immediatamente gli occhi. Così l’ho fatto e ho subito controllato in che condizioni fosse la mano aggredita: non colava il sangue che mi sarei aspettato né riportava graffi o altre lesioni d’origine felina. Però sentivo un inusuale formicolio.

A quel punto, con uno sguardo misto di spavento e curiosità ho effettuato una rapida ma scrupolosa ricognizione della superficie del lettone. Alla mia sinistra non c’era sdraiato nessuno né si potevano rilevare i tipici segni (degli affossamenti stropicciati, per intenderci) che di solito lasciano le persone che abbandonano la posizione sdraiata, allontanandosi dal letto -. In fondo al lettone, all’angolo sinistro però c’era Negrita: una ciambella pelosa. Mi sono rotolato su me stesso verso sinistra, facendo mezzo giro circa. Quel tanto che mi bastava per raggiungere Negrita, allungando la gamba, con l’alluce del piede destro. L’ho sentita tiepida e le ho dato una leggera grattatina. Lei ha reagito sbadigliando selvaggiamente e mostrandomi così i suoi denti bianchi e scintillanti di pantera nera affamata

Posted in Storie Brevi | Leave a comment

TELEFILM

quotidianamente

m’occupo

di scabrosi casi insoluti,

sbircio ammazzamenti

e bombe esplodenti,

e per macabri misteri fingo di scervellarmi.

d’intrighi sanguinosi e di complotti

son testimone oculare.

bella maniera di riposare!

Posted in Poesie | Leave a comment

SPRECHI

cosa?

ancora a

sprecar tempo

col lavoro

salariato!?

oppure

con l’ultimo

ritrovato

del marketing

natalizio?

ma, cazzo!

togliti lo sfizio

e licenziati!

sdraiati sul lastrico

in atteggiamento plastico:

è proprio il minimo

che ti posso suggerire,

per non continuare

a scialacquare

quelle preziose energie

che al mattino possiedi

e poi dilapidi

in cambio

d’un magro stipendio

finché nel primo pomeriggio

già non ti reggi in piedi.

dammi retta, non sprecarti!

abbi il coraggio:

abbraccia sorella miseria,

datti alle arti

Posted in Poesie | Leave a comment

BOB DYLAN RAGAZZO

questa notte

pendo dalle labbra

di Bob Dylan, ragazzo.

lo guardo e lo vedo

com’era, prima

che si facesse tagliare

i capelli da americano.

in verità, non ascolto

le sue parole

né la sua musica.

(mai le ho ascoltate veramente).

ora sulle labbra di quel ragazzo

lascio che poggino le mie:

senza malizia né timidezza:

poi, semplicemente

con la lingua scrivo

il mio numero di telefono

sulle labbra

di Bob Dylan ragazzo.

l’avessi incontrato

mille anni fa:

quando  portava capelli lunghi

da africano:

io le mani tra i suoi ricci

avrei affondato.

e, ragazzo, qualcuno,

a quel punto, sarebbe affondato

Posted in Poesie | Leave a comment