SENZA HITLER

Lo si può affermare con certezza: senza Hitler, la storia non sarebbe stata la stessa. Eppure, l’influenza disastrosa di Hitler sulla società tedesca non può essere spiegata esclusivamente con la sua personalità. Prima del 1918, nulla faceva supporre la straordinaria attrazione che avrebbe esercitato: era visto dai suoi conoscenti come un tipo strano, talvolta ridicolo e deriso, non come un possibile leader nazionale. Dal 1919 in poi, cambiò tutto: egli divenne oggetto di una crescente   COVER-Ian-Kershaw-Hitler - TAGLIATA(nell’ultimo periodo addirittura sconfinata) adulazione da parte delle masse e di un odio profondo da parte dei suoi oppositori politici. Perciò le ragioni del successo di Hitler vanno cercate non tanto nella personalità di quest’ultimo, quanto nelle mutate circostanze di una società traumatizzata dalla sconfitta militare, dallo sconvolgimento rivoluzionario, dall’instabilità politica, dalla crisi economica e culturale. In qualsiasi altro contesto, Hitler sarebbe rimasto una nullità, ma in quel particolare frangente si sviluppò una relazione simbiotica, di natura mutevole (e nelle ultime fasi distruttiva), tra un uomo con la missione di vendicare l’umiliazione nazionale del 1918 e una società sempre più disposta a concepire il leader come indispensabile per la propria salvezza futura per risollevarsi da quell’abisso in cui, agli occhi di milioni di tedeschi, la sconfitta, la democrazia e la recessione l’avevano sprofondata.

(da: Ian Kershaw, Hitler, Bompiani 2019, pagg. XXXII-XXXIII)

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