LA LUCE, IL BOSCO E SUA MADRE

La saggezza non appartiene unicamente al nostro popolo, ma credo che abbia un senso più profondo per  copertina-tra-me-e-il-mondocoloro nati da uno stupro di massa, i cui progenitori sono stati divisi in greggi e separati per legge. Ti ho insegnato ad avere rispetto per ogni singolo essere umano, e quel rispetto deve essere esteso al passato. La schiavitù non è un indefinito agglomerato di carne. È una singola e ben precisa donna schiava, la cui mente è attiva quanto la tua, la cui capacità di sentire è vasta quanto la tua; a cui piace come un raggio di luce al tramonto illumina un particolare punto del bosco, che ama pescare in quel tratto di fiume vicino al ruscello, che vuol bene a sua madre nella sua unica, particolare e complicata maniera, e pensa che sua sorella parli troppo, e ha un cugino preferito, una stagione preferita, è brava a cucire i vestiti, e che sa, dentro di sé, di essere intelligente e capace quanto chiunque altro. “Schiavitù” è questa stessa donna nata in un mondo che proclama a gran voce l’amore per la libertà e lo dichiara nei suoi testi fondamentali, un mondo in cui quegli stessi professori fanno di questa donna una schiava, di sua madre una schiava, di suo padre uno schiavo, di sua sorella una schiava; e quando questa donna sbircia nel suo passato delle generazioni precedenti, tutto ciò che vede sono altri schiavi.

da “Tra me e il mondo”, Ta-Nehisi Coates, pagg. 92-93, Codice Edizioni.

Anche grazie alla lettura del bellissimo e potente libro di Coates, il Pabuda – dovendo sospendere momentaneamente la scrittura di “Facce Nere” per cause di forza maggiore (cervello ingrippato) – ha pensato di riprendere a lavorare su un vecchio progetto che aveva accantonato. Sempre di corpi scuri si tratta. Ma per melanina e schiavitù, non per carbone.

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